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LA CULTURA E' L'OPPIO DEI POPOLI



marzo 2018
 
l'opera
"In Occidente i Poteri hanno capito di avere sempre più bisogno di intellettuali. Ormai si governa anche con la cultura. Parlo di una cultura intesa come manipolazione del consenso, comunicazione, spettacolo, rimbambimento più o meno sofisticato".

Quanti sono gli italiani che vivono di cultura? Sono (siamo) milioni, ben piazzati nelle scuole di ogni ordine e grado, nei giornali, nelle case editrici, nel mondo dello spettacolo, nella televisione, nelle radio, nei blog e affini, nei musei, nei festival, negli assessorati alla cultura, nel turismo, nella pubblicità. Siamo la più grande «fabbrica» del paese, pur se privi di qualsivoglia identità collettiva, foss'anche corporativa. Un gran giro di soldi, un gran giro di chiacchiere. E se fosse che il sistema di cui facciamo parte si serve della cultura – un settore niente affatto in crisi, anzi in espansione come il mercato delle armi, quello dell'infanzia o quello, anch'esso «culturale», del cibo – non solo per il suo peso economico ma anche per distrarci dal concreto agire collettivo, intontendoci di parole immagini suoni? E se lo scopo dell'industria culturale fosse proprio quello di non farci troppo pensare sullo stato delle cose e sulla necessità di cambiarlo con le nostre azioni, prima che sia troppo tardi? La risposta c'è: azioni politiche, disobbedienza civile, movimenti…