Cose che capitano primo capitolo
Libro
Cose che capitano
Filippi
PROSSIMA USCITA
gio 18 giu 2026

Si trovavano con elvetica regolarità tutte le mattine sul presto, estate e inverno, nel punto più largo del marciapiede che fa da cornice a un’anodina rotonda in una delle tante periferie di Milano.
Entrambi di notevole altezza, uno più pesante e dal volto rubizzo su cui si staglia un naso notevole, l’altro invece scheletrico un po’ curvo e con un volto senza qualità. Entrambi con i loro cani al guinzaglio, femmina terrier quella del primo, maschio barboncino nano quello del secondo. O almeno così pareva dalla finestra di un edificio pieno di uffici che si affaccia sul lato est della rotonda.
Parlava quasi sempre quello con il naso grosso e d’inverno il suo alito si addensava in volute dentro l’aria inquinata. Lì vicino c’erano un discount, qualche caseggiato costruito negli anni ’50 e un’ampia ciclabile che si snodava a fianco di un canale in quel momento asciutto. Qualcuno correva, qualcuno andava in bicicletta.
Era inverno quella mattina di un giorno feriale a metà settimana (i due erano da tempo in pensione): entrambi erano intabarrati con cappotti, guanti e sciarpe grigie. I cani al guinzaglio, così abituati a incontrarsi, non davano segno di alcun interesse reciproco. I loro fiati salivano al cielo come incenso dentro una chiesa in cui si sta celebrando un rito funebre.
Quello dal volto rubizzo disse che aveva appena terminato un lungo giro con il cane che, in effetti, pareva essere molto soddisfatta. Ora si stava avviando verso casa dove tra due o tre ore al massimo avrebbe pranzato con la moglie da anni bloccata su una sedia a rotelle. Il secondo annuì e disse che la sua giornata avrebbe seguito un corso simile, pur essendo lui scapolo o vedovo. Forse aveva parlato senza pensarci.
Subito dopo il primo aggiunse: «S’è rotta una tubatura dell’appartamento del piano di sopra e sul soffitto del mio salotto si sta formando una macchia scura. Una gran bella rogna!». «L’amministratore, come al solito non si trova» proseguì con una venatura di rabbia trattenuta. «E neppure il proprietario che vive all’estero». «Al momento la casa è sfitta» concluse sconsolato. Il secondo rispose qualcosa del tipo: «Sono cose che capitano», insomma qualcosa di talmente banale che forse sarebbe stato meglio non riportare.
Si salutarono svogliatamente («A domani!» esclamarono all’unisono quando già si stavano dando le spalle) e, mentre stavano per avviarsi verso casa, un’utilitaria imboccò la rotonda ad alta velocità, sbandò e li colpì in pieno, lasciandoli a terra, privi di vita dentro una pozza di sangue. Forse perché investiti per primi avevano mollato i guinzagli e i cani, come per miracolo, non vennero coinvolti nell’incidente. In fondo, per salvarsi o morire possono bastare pochi centimetri o pochi secondi. A volte anche meno.
Le bestie illese ululano disperate verso gli uffici, le case e il discount. Sembrano chiamare aiuto, mentre la macchina si allontana veloce dileguandosi nella foschia.
Qualche giorno dopo il conducente viene arrestato per omicidio stradale. Nel frattempo, ci sono stati i funerali con poca gente al seguito e i due cani sono stati rinchiusi nella stessa gabbia di un canile locale, grazie all’interessamento di una volontaria molto compassionevole.