Veronelli
Ode al vino e all'anarchia
PROSSIMA USCITA
Scrivo di vini e di cibi alla continua «presenza» dell’uomo. E non rimpiango affatto di aver abbandonato la già intrapresa via della speculazione filosofica, giacché i vini e i cibi riguardano nel modo più diretto possibile l’uomo e la vita. Quando assaggio un vino, io sento tutto quello che è successo in quella terra dove è nato, tra quella gente che l’ha coltivato, tra quelle mani che l’hanno toccato. Perché il vino è il canto della terra verso il cielo.
Gaudente, dotto, curioso, Luigi Veronelli è uno dei pilastri della cultura materiale italiana. Alla costante ricerca di un piacere autentico e raffinato, ma mai elitario, il suo irriverente edonismo libertario, lungi dall’essere fine a sé stesso, è indissolubilmente legato alla dimensione socio-culturale. Sono infatti i prodotti della «nuda terra» a essere il medium culturale grazie al quale è possibile comprendere un territorio, la sua storia, le pratiche e credenze che lo abitano e le relazioni sociali che ne scaturiscono. Ed è il vino il medium per eccellenza attraverso il quale Veronelli costruisce per oltre mezzo secolo il suo discorso critico, che si concretizza nelle battaglie a tutto campo contro l’agro-industria, condotte a fianco di chi davvero lavora la terra, i suoi amici «vignaiuoli», e di quei «giovani estremi» chiamati a sovvertire il mondo per salvarlo. Un percorso unico, all’insegna di un’anarchia rivendicata nelle cose, che Veronelli traccia con un linguaggio peculiare fatto di studiati arcaismi, neologismi fortunati e voli pindarici che però riconducono sempre a «camminare la terra».