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Rojava una democrazia senza stato

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Nel Rojava curdo, un territorio siriano confinante con la Turchia e l’Iraq, da più di un decennio un popolo in armi – donne comprese – sta creando, e difendendo, una democrazia dal basso che si configura come una autentica rivoluzione sociale. In radicale rottura con i regimi autoritari predominanti nella regione, a prescindere dalla loro matrice laica o religiosa, questo inedito esperimento di autogoverno può diventare un modello non solo per il Medio Oriente ma per tutto il mondo.

Dopo aver proclamato la propria autonomia nel pieno di una sanguinosa guerra civile iniziata nel 2011 e non ancora terminata, il Rojava ha iniziato ad autogovernarsi grazie a una rete di assemblee e consigli in cui vengono decisi, senza distinzioni di genere o etnia, gli aspetti fondamentali della vita sociale: l’economia, l’autodifesa, la produzione alimentare, l’amministrazione della giustizia… Rifacendosi al confederalismo democratico elaborato in carcere da Abdullah Öcalan – una visione dell’organizzazione sociale fortemente influenzata dal municipalismo libertario di Murray Bookchin – la rivoluzione sociale del Rojava ha identificato nello Stato-nazione patriarcale il principio organizzatore da rigettare a favore di una democrazia diretta sperimentata sul campo. Le testimonianze che seguono descrivono, nelle sue luci e ombre, questo esperimento antiautoritario in divenire che affronta questioni cruciali come il rapporto tra comunità e Stato, tra organizzazioni orizzontali e strutture verticali, tra cultura tradizionale e capacità immaginativa. Tutte questioni che riguardano molto da vicino anche la nostra società.